Embedded Finance: cos’è, come funziona, esempi B2B e strategie di monetizzazione

Embedded Finance - dal SaaS alla Financial Operating Platform

This post has already been read 13 times!

Embedded Finance: quando il software smette di gestire processi e inizia a muovere denaro

C’è un momento esatto in cui un software smette di essere un costo operativo e si trasforma in un generatore diretto di ricavi.

Accade quando smette di limitarsi a registrare i processi e inizia, fisicamente, a muovere il denaro.

Fino a ieri, la linea di confine nel B2B era netta: il gestionale faceva la contabilità, la banca faceva i bonifici. Il CRM registrava l’accordo, il provider incassava la carta.

Oggi, quel confine non esiste più. I movimenti bancari si allineano da soli, le fatture propongono in automatico opzioni di anticipo credito, i marketplace gestiscono i wallet dei fornitori.

La finanza è scivolata dentro il codice. Si chiama embedded finance, e per chi sviluppa, vende o gestisce piattaforme software, non è un semplice aggiornamento tecnico.

E’  l’essenza di un cambiamento che è già in corso, ma che ancora non viene pienamente compreso nella sua portata strategica. Embedded finance non è solo “aggiungere un modulo di pagamento” al software.

È una riscrittura del modello di business.

È il passaggio definitivo dalla vendita alla monetizzazione dei flussi economici.

Il confine che si sta dissolvendo

Per molto tempo il software B2B ha avuto un compito relativamente semplice: gestire un processo.
Un ERP gestisce ordini, acquisti e contabilità. Un CRM gestisce clienti e opportunità commerciali. Un software per studi professionali gestisce pratiche e documenti. Una piattaforma per il retail gestisce ordini e inventario.
Il denaro, invece, rimaneva dall’altra parte del confine: nella banca, nel payment provider, nel sistema delle carte o nell’intermediario finanziario.
Oggi una piattaforma software può non soltanto registrare una transazione, ma anche incassarla, riconciliarla, finanziarla, conservarne temporaneamente il valore o proporre al cliente una modalità di pagamento differita.
Per un manager, tuttavia, la domanda giusta non è: “Dobbiamo aggiungere un servizio finanziario al nostro software?”
La domanda strategica è molto più interessante:
Quale parte del flusso finanziario generato dal nostro software possiamo incorporare nel prodotto e trasformare in valore per il cliente e in nuovo revenue stream per la piattaforma?
Questa prospettiva cambia completamente il problema.

Che cos’è l’embedded finance

L’embedded finance consiste nell’integrare servizi finanziari direttamente all’interno di prodotti, piattaforme e workflow non finanziari.
Nel B2B può significare, per esempio:
  • pagamenti integrati;
  • incassi;
  • riconciliazione bancaria;
  • wallet aziendali;
  • invoice financing (anticipo fatture);
  • credito incorporato;
  • Buy Now Pay Later B2B;
  • gestione della liquidità;
  • servizi assicurativi;
  • account finanziari.
La caratteristica fondamentale è il contesto.
Il servizio finanziario non viene proposto come prodotto separato.
Compare nel punto del workflow in cui nasce il bisogno.
Una piattaforma di procurement può proporre il pagamento subito dopo l’ordine. Un gestionale può collegarsi al conto corrente per acquisire automaticamente i movimenti bancari. Un marketplace può gestire incassi e pagamenti tra compratore e venditore. Un software che gestisce fatture può proporre un finanziamento nel momento in cui rileva un credito commerciale non ancora incassato.
La logica può essere rappresentata così:
workflow → evento economico → servizio finanziario → nuovo valore
Ed eventualmente:
workflow → evento economico → servizio finanziario → nuovo revenue stream
È questo il punto che interessa davvero a un manager.

Dal SaaS alla monetizzazione del workflow

Il SaaS tradizionale monetizza l’accesso al software: il cliente paga una subscription e riceve determinate funzionalità.
L’embedded finance introduce una seconda dimensione: la piattaforma può monetizzare anche ciò che accade attraverso il software.
Supponiamo che una piattaforma B2B gestisca 1 miliardo di euro di transazioni annuali. Il valore economico che attraversa la piattaforma è molto superiore al valore delle subscription pagate dai clienti. Se la piattaforma riesce a diventare parte dell’infrastruttura di pagamento, può potenzialmente partecipare a una quota di quel flusso economico.
Naturalmente il transaction volume non coincide con il revenue.
Occorre considerare:
  • costi di processing;
  • commissioni ai provider;
  • frodi;
  • chargeback (gli storni che il venditore subisce quando un pagamento con carta viene contestato);
  • compliance;
  • costi di finanziamento;
  • perdite attese sul credito;
  • costi operativi.
Ma il principio economico rimane:
Il software può passare dalla monetizzazione dell’accesso alla monetizzazione del flusso.
Per un manager questa è una differenza enorme.

1. Pagamenti integrati: il primo livello dell’embedded finance

Il caso più semplice è il pagamento.
Nel modello tradizionale:
ordine → software → pagamento esterno → riconciliazione
Nel modello embedded:
ordine → pagamento → riconciliazione
La differenza non è soltanto tecnologica. È una questione di customer experience e di controllo del processo.
Se il cliente completa l’intero workflow senza uscire dalla piattaforma, la frizione diminuisce. Ma aumenta anche il valore strategico della piattaforma: il pagamento diventa una componente del prodotto.
Per il management questo introduce metriche diverse da quelle tipiche del SaaS:
  • Payment Volume — quanto valore economico attraversa la piattaforma;
  • Payment Attach Rate — quale percentuale di clienti usa il pagamento integrato;
  • Take Rate — quanto revenue si genera per unità di volume transato;
  • Revenue per Customer;
  • Payment Gross Margin;
  • conversion rate;
  • payment failure rate.
Una piattaforma può quindi avere contemporaneamente:
ARR SaaS + payment revenue.
Ed è proprio questa combinazione a rendere l’embedded finance particolarmente interessante.

2. Invoice financing: trasformare un dato contabile in un servizio finanziario

Consideriamo una piattaforma che gestisce la fatturazione di un’impresa. Il software conosce:
  • valore della fattura;
  • cliente;
  • data di emissione;
  • scadenza;
  • storico dei pagamenti;
  • eventuali ritardi;
  • andamento del rapporto commerciale.
Questi dati hanno un valore che va oltre la semplice contabilizzazione: possono costruire il contesto nel quale proporre invoice financing.
L’impresa ha emesso una fattura da 100.000 euro con pagamento a 60 giorni. Il problema non è l’assenza di ricavi: è il timing del cash flow.
Se la piattaforma può offrire un’opzione di finanziamento nel momento esatto in cui viene emessa la fattura, il servizio finanziario diventa parte del workflow.
Questo è uno degli aspetti più interessanti dell’embedded finance:
Il software può trasformare un evento operativo in un’opportunità finanziaria.
Per il cliente significa maggiore accessibilità al capitale. Per la piattaforma, una nuova fonte di monetizzazione.
Ma esiste una condizione fondamentale: il rischio di credito deve essere gestito correttamente. L’embedded finance non elimina il rischio: lo rende semplicemente più vicino al punto in cui il bisogno emerge.

3. Wallet aziendali: quando la piattaforma gestisce anche il denaro

Un ulteriore livello è rappresentato dai wallet.
Pensiamo a un marketplace B2B. Il sistema può gestire:
  • denaro ricevuto dai clienti;
  • pagamenti ai fornitori;
  • rimborsi;
  • saldi;
  • trasferimenti;
  • riconciliazioni.
Il wallet diventa una componente dell’operatività. E questo produce un effetto strategico importante: la piattaforma non è più soltanto il luogo in cui l’azienda lavora, ma anche quello in cui l’azienda gestisce una parte dei propri flussi finanziari.
È qui che il costo di sostituzione del software aumenta.
Cambiare un CRM è complesso. Cambiare una piattaforma che gestisce contemporaneamente clienti, ordini, pagamenti, wallet, riconciliazione e finanziamenti lo è molto di più.
L’embedded finance può quindi diventare anche uno strumento di retention: non perché impedisca artificialmente il cambio di piattaforma, ma perché aumenta il numero di processi interconnessi. Un tema che abbiamo già affrontato parlando di quanto costa davvero trattenere un cliente: qui la retention non è uno sconto, è architettura.

4. Buy Now Pay Later B2B

Il BNPL è spesso associato al consumer, ma la logica può essere molto interessante anche nel B2B.
Immaginiamo un’azienda che deve acquistare 50.000 euro di materiali. Il problema potrebbe non essere la volontà di acquistare: potrebbe essere il capitale circolante.
Una soluzione BNPL B2B può permettere di separare:
momento dell’acquisto e momento del pagamento.
Per il buyer significa maggiore flessibilità finanziaria. Per il seller, riduzione della frizione all’acquisto. Per la piattaforma, una nuova componente di revenue.
Ma ancora una volta il manager deve guardare oltre la feature.
La domanda è:
Il BNPL aumenta realmente conversione, frequenza d’acquisto, Average Order Value o retention?
Se la risposta è negativa, il servizio finanziario rischia di diventare soltanto complessità operativa.

Perché Stripe è un modello paradigmatico

Stripe è uno dei casi più importanti per comprendere l’evoluzione dell’embedded finance.
Il suo valore principale non consiste semplicemente nell’aver reso più semplice accettare pagamenti online. Il punto strategico è aver contribuito a trasformare l’infrastruttura finanziaria in componenti utilizzabili dal software.
Per uno sviluppatore, il pagamento può diventare una funzionalità dell’applicazione. Questo cambia il ruolo del payment provider: non è più soltanto un intermediario collocato alla fine del processo, ma parte dell’architettura del prodotto.
Da qui nasce un paradigma molto più ampio:
financial infrastructure as a service.
Il modello è particolarmente rilevante per le piattaforme B2B perché consente di separare due livelli.

Customer experience

La piattaforma controlla:
  • interfaccia;
  • workflow;
  • relazione con il cliente;
  • esperienza di pagamento.

Financial infrastructure

Un provider specializzato può fornire:
  • payment processing;
  • account;
  • compliance;
  • infrastruttura bancaria;
  • servizi finanziari.
Questo modello permette alla piattaforma di offrire servizi finanziari senza dover costruire internamente tutta l’infrastruttura regolamentare.

Cinque casi italiani: l’embedded finance è già qui

L’embedded finance non è soltanto una tendenza delle piattaforme americane. Anche in Italia esistono casi concreti che mostrano declinazioni diverse dello stesso modello.
Vale la pena guardarli da vicino, perché nessuno di loro assomiglia agli altri.

Fabrick,  l’infrastruttura tecnologica che permette ad altre aziende di offrire servizi finanziari senza dover diventare una banca.

Fabrick

Nata nel 2018 all’interno del Gruppo Sella (che ne è l’azionista di maggioranza), oggi vede nel proprio capitale anche investitori di peso come Mastercard e Reale Group. Si posiziona come la piattaforma leader in Italia per l’Open Finance e il Banking-as-a-Service (BaaS).

Leggi anche 👉  Google e il monopolio della pubblicità online: la storica sentenza USA che cambia tutto

Fabrick è l’esempio perfetto del partner a cui un’azienda delega l’intera complessità normativa (licenze bancarie, compliance, AML) e tecnologica.

Cosa fa concretamente? I tre pilastri

Il modello di business di Fabrick si basa sull’esposizione di API (interfacce di programmazione) che gli sviluppatori possono integrare nei loro software.

L’offerta si divide in tre macro-aree:

  1. Open Banking & Dati (Account Information): Permette a un software terzo di accedere (previo consenso) ai dati bancari di un utente. È la tecnologia dietro il caso Sistemi che citavi: il gestionale si collega ai vari conti correnti dell’impresa e scarica i movimenti in automatico per precompilare la riconciliazione contabile.

  2. Open Payments & A2A: Gestisce pagamenti diretti da conto a conto (Account-to-Account) scavalcando il circuito delle carte di credito. Include funzionalità come la Verification of Payee (la verifica in tempo reale dell’identità del beneficiario prima di un bonifico) e l’orchestrazione dei pagamenti (esattamente quello che fanno per Reale Group o Toyota Financial Services).

  3. Banking-as-a-Service (BaaS) / Embedded Finance: Consente a piattaforme terze di incorporare conti correnti “white-label”, wallet virtuali, carte di pagamento o soluzioni di credito direttamente nei propri workflow.

Il panorama competitivo: chi sono i rivali?

Fabrick opera in un mercato ibrido e altamente strategico. A seconda dello specifico layer tecnologico, si scontra con diverse categorie di player europei e globali:

1. I giganti dell’Open Banking (Dati e Pagamenti A2A)

Questi player sono focalizzati principalmente sull’aggregazione dei conti e sull’iniziazione dei pagamenti (direttiva PSD2):

  • Tink: Nata in Svezia e acquisita da Visa per 1,8 miliardi di euro, è il competitor europeo più diretto sui servizi PSD2 puri.

  • TrueLayer: Scaleup britannica (con forte presenza in Italia) specializzata in Instant Payments, rimborsi istantanei e Open Banking API.

  • Plaid: Il colosso americano che domina negli Stati Uniti e che da qualche anno sta spingendo per espandere la sua infrastruttura in Europa.

2. I provider di Banking-as-a-Service (BaaS)

Aziende che forniscono “core banking” affittabile per creare veri e propri prodotti finanziari integrati:

  • Solaris: Unicorno tedesco dotato di licenza bancaria completa, focalizzato sul fornire l’infrastruttura bancaria a fintech, grandi brand e piattaforme.

  • Swan: Fintech francese in rapidissima ascesa (molto attiva sul mercato italiano) che permette di integrare conti correnti aziendali, IBAN locali e carte di pagamento fisiche/virtuali nei software B2B in pochissimi minuti.

  • Treezor: Piattaforma francese (acquisita dal gruppo Société Générale), pioniere del BaaS in Europa.

3. Le piattaforme di orchestrazione ed ecosistema

  • Stripe:Stripe sta espandendo la sua offerta oltre il checkout puro, entrando nel territorio dell’Embedded Finance con prodotti come Stripe Treasury (conti integrati) e Stripe Issuing (emissione di carte per conto terzi).

  • Nexi: In Italia, pur nascendo come gigante dell’acquiring e dei pagamenti tradizionali, Nexi sta investendo pesantemente in soluzioni di Open Banking e servizi a valore aggiunto per le imprese.

Il vero fossato difensivo (moat) di Fabrick in Italia è il suo ecosistema. Non si limita a fornire le proprie API, ma funge da marketplace per decine di altri attori finanziari. Un’azienda che si integra con Fabrick può “accendere” facilmente servizi di terze parti: ad esempio i prestiti P2P di Soisy, le assicurazioni di Lokky o l’infrastruttura crypto di Bitpanda.

 

Casi Reali

Caso 1 — Sistemi + Fabrick: quando il gestionale incorpora la banca

Sistemi sviluppa software e servizi per imprese e professionisti e, attraverso una rete di 100 partner, supporta circa 34.000 utenti. Attraverso l’integrazione con Fabrick, i software gestionali di Sistemi possono accedere ai movimenti dei conti correnti e proporre automaticamente una riconciliazione precompilata.
Dal punto di vista manageriale, il punto non è semplicemente “avere l’open banking”. Il punto è aver eliminato una parte di lavoro manuale dal workflow contabile.
Prima:
conto bancario → acquisizione dati → gestionale → riconciliazione
Dopo:
conto bancario → integrazione → gestionale → riconciliazione automatizzata
Il servizio finanziario diventa una funzionalità del software gestionale. È probabilmente uno degli esempi italiani più chiari della trasformazione:
financial data → software functionality → operational efficiency.

Caso 2 — Reale Group: il pagamento incorporato nel processo assicurativo

Reale Group ha utilizzato Fabrick Payment Orchestra per migliorare la gestione degli incassi dei premi e diversificare gli strumenti di pagamento, mettendo la soluzione a disposizione di una rete di oltre 700 agenzie. La piattaforma punta alla semplificazione della riconciliazione — con meccanismi automatici — e alla gestione dei diversi attori coinvolti nel processo, fino alla possibilità per il cliente di rateizzare il premio di polizza.
Il caso è importante perché dimostra che embedded finance non significa necessariamente creare un nuovo prodotto finanziario. Può significare ridisegnare un processo esistente attorno alla componente finanziaria.
L’obiettivo diventa:
meno frizione + più automazione + migliore customer experience.
In questo scenario il pagamento non è più una fase amministrativa separata: diventa parte dell’esperienza assicurativa. Nelle parole del management di Reale, il pagamento smette di essere una commodity e diventa un fattore differenziante.

Caso 3 — Q8: il wallet integrato nell’esperienza di acquisto

I clienti Q8 — oltre 3.000 stazioni di servizio in Italia — possono ricaricare il wallet digitale usato per l’acquisto di carburante tramite addebito diretto sul conto corrente, oltre che con carte di credito e debito.
È un esempio interessante perché mostra il passaggio:
payment method → wallet → customer experience.
Il pagamento non viene più trattato come una fase separata: viene incorporato nell’esperienza d’acquisto. E si allarga il pubblico potenziale: anche chi non ha una carta di credito, o non vuole eroderne il plafond, può entrare nel perimetro del wallet.
Per un manager la domanda non è soltanto “Quanto costa il pagamento?”, ma anche:
“Quanto valore genera una maggiore integrazione del pagamento nel customer journey?”

Caso 4 — Toyota Financial Services Italia: embedded finance e servitization

Il caso di Toyota Financial Services Italia è ancora più interessante perché collega embedded finance e servitization.
L’automotive sta evolvendo da un modello centrato sulla vendita dell’automobile a un ecosistema di servizi di mobilità. In questo scenario credito, assicurazione, pagamento e mobilità diventano componenti interconnesse.
Toyota Financial Services Italia ha introdotto, attraverso Fabrick Payment Orchestra, una piattaforma centralizzata per la gestione end-to-end di incassi e pagamenti, con tre obiettivi dichiarati: centralizzare i flussi di incasso delle società del Gruppo, semplificare i processi di incasso, riconciliazione e compensazione manuale, e fornire ai concessionari una visione completa della propria liquidità, migliorando la gestione del capitale circolante.
Questo caso mostra che l’embedded finance può diventare infrastruttura di ecosistema. Non riguarda più un singolo pagamento: riguarda l’interazione tra
casa automobilistica → finanziaria → concessionario → cliente → servizi di mobilità.
Il valore nasce dall’orchestrazione.

Caso 5 — Satispay: dalla payment app alla piattaforma di servizi

Satispay rappresenta un caso diverso, ma molto interessante. Non è un software B2B tradizionale che incorpora servizi finanziari: è una fintech che ha progressivamente ampliato il proprio perimetro verso una piattaforma di servizi, con una community di 6 milioni di utenti.
Nel B2B, Satispay ha sviluppato una componente importante nel welfare aziendale: a inizio 2026 dichiara oltre 40.000 aziende clienti che offrono prodotti welfare a più di 350.000 lavoratori, spendibili in una rete di oltre 400.000 punti vendita fisici e online. La piattaforma combina inoltre i pagamenti con servizi come welfare, risparmio, investimenti e BNPL (“Paga in 3”).
Il caso mostra la direzione opposta rispetto al classico embedded finance:
software non finanziario → servizi finanziari
diventa:
infrastruttura finanziaria → piattaforma di servizi.
In entrambi i casi, tuttavia, il risultato è simile: i confini tra software, pagamento e servizio finanziario diventano meno netti.

Cosa ci insegnano i casi italiani

I cinque casi mostrano altrettanti modelli differenti:
Azienda Modello Valore strategico
Sistemi Open banking integrato nel gestionale Automazione e riduzione del lavoro manuale
Reale Group Pagamenti integrati Customer experience e operational efficiency
Q8 Wallet e pagamento integrati Frizione ridotta nel customer journey
Toyota Financial Services Financial orchestration Ecosistema e capitale circolante
Satispay Espansione da payments a servizi Platform expansion
Leggi anche 👉  Logica Fuzzy nel Marketing: Come Superare la Segmentazione Rigida dei Clienti
La lezione per un manager è importante: non esiste un solo modello di embedded finance. Esiste una progressione.

Dal payment revenue alla platform economics

Il primo livello può essere il payment processing. Il secondo il wallet. Il terzo il credito. Il quarto la gestione della liquidità. Il quinto può essere la costruzione di un vero financial operating layer.
Possiamo rappresentare l’evoluzione così:
  • SaaS → subscription
  • SaaS + Payments → subscription + transaction revenue
  • SaaS + Financial Services → subscription + transaction revenue + financial revenue
  • Financial Operating Platform → monetizzazione di una parte crescente del workflow economico
Il punto non è arrivare necessariamente all’ultimo livello. Il punto è capire dove si trova l’opportunità economica nel proprio settore.

Le metriche che un manager dovrebbe monitorare

L’introduzione dell’embedded finance modifica anche il sistema di KPI.
Non è sufficiente osservare ARR e churn.

Payment Volume

Quanto valore economico attraversa la piattaforma?

Payment Attach Rate

Quale percentuale dei clienti utilizza il servizio di pagamento integrato?

Take Rate

Quanto revenue viene generato per unità di volume transato?

Financial Product Penetration

Quale percentuale dei clienti utilizza anche servizi finanziari?

Revenue per Customer

Quanto aumenta il revenue medio quando il cliente adotta servizi finanziari?

Contribution Margin

Quanto rimane dopo i costi direttamente associati al servizio?

Retention uplift

I clienti che utilizzano embedded finance hanno una retention superiore?
Quest’ultima metrica è particolarmente importante. Se l’embedded finance aumenta il revenue ma non migliora la retention, e introduce costi e rischi elevati, il business case potrebbe essere molto meno interessante di quanto sembri.

Embedded finance e LTV: il vero tema manageriale

Immaginiamo due clienti SaaS.
Il primo paga 1.000 euro all’anno. Il secondo paga gli stessi 1.000 euro, ma utilizza anche pagamenti, wallet, finanziamenti e servizi di incasso.
Il secondo cliente potrebbe generare un revenue significativamente superiore. Ma il vantaggio può essere ancora più importante se l’integrazione finanziaria aumenta la permanenza sulla piattaforma.
In termini semplificati:
LTV ≈ ARPU × Gross Margin × Lifetime
Se l’embedded finance aumenta l’ARPU e contemporaneamente migliora la retention, l’effetto sull’LTV può essere significativo. Questo introduce una relazione strategica interessante:
Embedded Finance → monetizzazione + switching cost operativo + retention → LTV
Naturalmente questa relazione deve essere verificata con i dati. Non deve diventare una narrativa. Come abbiamo visto analizzando il costo nascosto della retention, trattenere un cliente ha senso solo se il valore incrementale supera il costo sostenuto: lo stesso cinismo matematico va applicato qui.

Il rischio: trasformare una buona idea in una cattiva fintech

C’è però un lato meno affascinante.
Integrare servizi finanziari significa anche introdurre nuove complessità.
Un manager deve considerare:
  • compliance;
  • KYC (Know Your Customer: i processi di identificazione e verifica dei clienti);
  • AML (normativa antiriciclaggio);
  • gestione delle frodi;
  • cybersecurity;
  • privacy;
  • rischio di credito;
  • liquidità;
  • chargeback (storni su pagamenti contestati);
  • customer support;
  • responsabilità regolamentari;
  • dipendenza dai partner finanziari.
Il rischio è costruire una feature finanziaria senza avere l’organizzazione necessaria per gestirla.
Per questo, nella maggior parte dei casi, il problema non dovrebbe essere:
“Costruiamo tutto internamente?”
ma:
“Quale parte della value chain finanziaria dobbiamo controllare e quale possiamo delegare?”
È una decisione di architettura strategica.

Build, Buy o Partner?

Una volta individuata un’opportunità di embedded finance, la domanda successiva non è soltanto quale servizio finanziario integrare, ma soprattutto quale parte della value chain finanziaria l’azienda debba controllare direttamente.

Costruire internamente un’infrastruttura finanziaria, acquistare una soluzione già disponibile o affidarsi a un partner producono infatti conseguenze molto diverse in termini di controllo, velocità di implementazione, complessità operativa, differenziazione e rischio.

La decisione può essere sintetizzata in questo modo:

Strategia Controllo Time-to-market Complessità interna Differenziazione
Build Alto Basso Molto alta Alta
Buy Medio Alto Media Media
Partner Medio-alto Alto Bassa/media Alta sull’esperienza

Questa tabella, però, non deve essere interpretata come una classifica assoluta. Non esiste una strategia migliore in ogni situazione: la scelta dipende da quanto l’elemento finanziario rappresenti un vantaggio competitivo per la piattaforma e da quanto sia invece una componente infrastrutturale che conviene delegare.

Build: quando la finanza è parte del vantaggio competitivo

Con il modello Build, l’azienda sviluppa internamente una parte significativa dell’infrastruttura necessaria per offrire il servizio finanziario.

Leggi anche 👉  Perché il blocco di ChatGPT non è un bug: la strategia della scarsità artificiale nel modello Freemium dell’IA

Il principale vantaggio è il controllo. L’azienda può intervenire direttamente sull’architettura tecnologica, sui dati, sul workflow e sull’esperienza del cliente. Può inoltre costruire una soluzione altamente personalizzata rispetto alle esigenze del proprio mercato.

Il costo di questo controllo è però elevato.

Non si tratta semplicemente di sviluppare una nuova funzionalità software.

A seconda del servizio, possono entrare in gioco:

  • infrastruttura tecnologica;
  • sicurezza;
  • gestione dei dati;
  • compliance;
  • KYC;
  • AML;
  • gestione delle frodi;
  • rischio di credito;
  • riconciliazione;
  • customer support;
  • responsabilità operative e regolamentari.

Per questo Build ha senso soprattutto quando la componente finanziaria costituisce una parte strategica del vantaggio competitivo e quando l’azienda possiede risorse, competenze e scala sufficienti per sostenerne la complessità.

La domanda manageriale diventa quindi:

Il controllo dell’infrastruttura finanziaria genera un vantaggio competitivo abbastanza grande da giustificarne il costo e la complessità?

Se la risposta è no, costruire tutto internamente può significare trasformare un’opportunità di prodotto in un progetto infrastrutturale sproporzionato.

Buy: quando conta soprattutto il time-to-market

Con il modello Buy, l’azienda acquista o adotta una soluzione finanziaria già disponibile.

Il vantaggio principale è la velocità.

Invece di costruire da zero un’infrastruttura, la piattaforma può concentrarsi sull’integrazione del servizio nel proprio workflow e sulla customer experience.

Il modello riduce generalmente la complessità interna rispetto al Build, ma introduce un compromesso: una parte della soluzione è condivisa con altri clienti del provider.

Questo può limitare la personalizzazione e ridurre la possibilità di differenziarsi attraverso l’infrastruttura stessa.

Il Buy è quindi particolarmente interessante quando:

  • il servizio finanziario è relativamente standardizzato;
  • il time-to-market è prioritario;
  • l’infrastruttura non rappresenta il principale elemento di differenziazione;
  • il costo di costruzione interna sarebbe difficile da giustificare.

In questo caso il vantaggio competitivo può spostarsi dall’infrastruttura alla qualità dell’integrazione.

La piattaforma non deve necessariamente possedere il motore finanziario: può differenziarsi attraverso il modo in cui lo incorpora nel customer journey.

Partner: controllare l’esperienza, delegare la complessità

Il modello Partner rappresenta una terza possibilità: l’azienda mantiene il controllo della relazione con il cliente e dell’esperienza software, mentre affida a un partner specializzato una parte dell’infrastruttura finanziaria.

È una distinzione strategica importante.

La piattaforma può controllare:

  • interfaccia;
  • workflow;
  • customer journey;
  • pricing commerciale;
  • relazione con il cliente;
  • dati e informazioni disponibili nel proprio prodotto;
  • modalità con cui il servizio finanziario viene presentato.

Il partner può invece gestire una parte della complessità relativa a:

  • infrastruttura finanziaria;
  • pagamenti;
  • account;
  • compliance;
  • KYC e AML;
  • gestione operativa;
  • specifici servizi di credito o finanziamento.

Il risultato è un compromesso tra controllo dell’esperienza e velocità di implementazione.

È anche il modello che emerge dai casi italiani analizzati nell’articolo: aziende come Sistemi, Reale Group, Q8 e Toyota Financial Services hanno utilizzato un’infrastruttura finanziaria fornita da un partner, invece di costruire internamente l’intera catena tecnologica e regolamentare.

La vera decisione: cosa tenere e cosa delegare

Per il management, quindi, Build, Buy e Partner non sono semplicemente tre modalità di procurement.

Sono tre diverse configurazioni della value chain.

Il punto è decidere quale layer deve rimanere sotto il controllo dell’azienda.

Un possibile criterio è questo:

Se la priorità è… Strategia da valutare
Massimo controllo e forte differenziazione Build
Velocità e servizio standardizzato Buy
Controllo della customer experience e riduzione della complessità Partner
Servizio finanziario come core competitive advantage Build
Servizio finanziario come componente del prodotto Buy / Partner
Necessità di entrare rapidamente nel mercato Buy / Partner

Questa lettura porta a una conclusione importante: la parte da costruire internamente non deve necessariamente coincidere con la parte finanziaria.

Un’azienda può, per esempio, decidere di delegare il payment processing ma mantenere internamente il controllo del customer journey, dei dati operativi e della logica commerciale.

Oppure può affidare a un partner l’infrastruttura di credito, mantenendo internamente il motore che determina quando proporre il finanziamento e a quale segmento di clienti.

È proprio qui che l’embedded finance diventa una questione di architettura strategica.

Non bisogna chiedersi soltanto “Build, Buy o Partner?”. Bisogna chiedersi: “Quale parte della catena del valore finanziaria rappresenta davvero il nostro vantaggio competitivo?”

La risposta a questa domanda permette di evitare due errori opposti: costruire internamente ciò che non genera differenziazione oppure delegare a un provider proprio l’elemento che potrebbe diventare il principale vantaggio competitivo della piattaforma.

In molti casi, quindi, la soluzione più efficace non sarà un puro Build, Buy o Partner, ma una combinazione dei tre modelli, con l’azienda concentrata sui layer che generano valore differenziale e i partner specializzati sui layer infrastrutturali e regolamentari.

Embedded finance come strategia di piattaforma

Il punto più importante, quindi, non è tecnologico. È strategico.
Una piattaforma B2B possiede un asset particolarmente prezioso: il workflow del cliente. Conosce:
  • cosa compra;
  • quando compra;
  • quanto spende;
  • quando paga;
  • da chi compra;
  • quanto deve incassare;
  • quanto capitale circolante utilizza.
Questo contesto può diventare la base per nuovi servizi finanziari.
La piattaforma passa quindi da “gestisco il processo” a “abilito e monetizzo il processo”.
È una trasformazione profonda.

Una domanda per il management: dove si trova il denaro nel vostro workflow?

Prima di implementare un servizio di embedded finance, un manager dovrebbe analizzare il workflow e individuare cinque punti:
  1. Dove nasce una transazione?
  2. Dove nasce una necessità di liquidità?
  3. Dove avviene oggi un passaggio manuale?
  4. Quale servizio finanziario potrebbe ridurre quella frizione?
  5. Chi controlla oggi il margine economico associato a quel passaggio?
Queste domande permettono di trasformare l’embedded finance da moda tecnologica a problema di business.

Conclusione: il software sta diventando un’infrastruttura economica

L’embedded finance rappresenta una delle evoluzioni più importanti del software B2B, perché modifica il modo in cui una piattaforma crea e cattura valore.
Pagamenti integrati, wallet, invoice financing e BNPL non sono semplicemente nuove funzionalità: sono possibili estensioni del workflow economico gestito dal software.
I casi italiani lo dimostrano da prospettive diverse: Sistemi porta i dati bancari dentro il gestionale; Reale Group integra i pagamenti nel processo assicurativo; Q8 incorpora il pagamento nell’esperienza di acquisto; Toyota Financial Services utilizza l’infrastruttura finanziaria come abilitatore di un ecosistema di mobilità; Satispay amplia una piattaforma di pagamento verso nuovi servizi B2B e finanziari.
La direzione strategica è quindi chiara. Il software non deve necessariamente diventare una banca. Può diventare qualcosa di altrettanto interessante:
Il punto nel quale il cliente incontra la finanza esattamente quando ne ha bisogno.
Ed è qui che l’embedded finance diventa una strategia di piattaforma.
Non si tratta semplicemente di aggiungere un pagamento. Si tratta di controllare, semplificare e monetizzare una parte crescente del workflow economico del cliente.

 

Pubblicità

You may also like...